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In questa nuova pratica di
propedeutica musicale la scelta degli strumenti da proporre ai bambini
non è casuale ma deriva da una ricerca etnomusicologica ben precisa.
Si sono privilegiati alcuni tra gli strumenti musicali primitivi,
che oltre ad avere un chiaro valore simbolico sono facili da reperire
e possono servire come oggetti di uso comune nella mediazione con
gli altri. Ciascuno di questi strumenti ha caratteristiche specifiche,
e a seconda della forma, del materiale e del modo in cui viene sollecitato
mette in vibrazione determinate zone del corpo e induce posture, movimenti
e sensazioni particolari.
TAMBURO
Il suo timbro esprime
vigore e potenza. I bambini lo percuotono spontaneamente e con energia,
esibendo atteggiamenti di forza e aggressività. I primi tamburi erano
probabilmente buche ricoperte di tronchi cavi che venivano battuti
con i piedi. I materiali utilizzati successivamente per la costruzione
di questo strumento (legno, terracotta, pelli...) richiamano la derivazione
dalla terra a cui è legato simbolicamente. Anche la sua voce possente
è espressione della forza generatrice della terra. Il tamburo viene
tradizionalmente suonato appoggiandolo alla parte bassa del corpo,
in modo che la vibrazione di questa zona ne enfatizzi la percezione.
È attraverso i piedi, le gambe, e il bacino che sentiamo il contatto
con il suolo e percepiamo la forza e la stabilità che derivano da
un solido appoggio. Il suono grave prodotto da un tamburo, soprattutto
se di grandi dimensioni, risuona proprio nella parte bassa del corpo.
Si utilizzerà quindi questo strumento per accompagnare movimenti che
interessano i piedi e le gambe, e per sperimentare posizioni e andature
che permettono di sentire il vigore del corpo bene appoggiato al
suolo. Usando il tamburo si impara a lavorare sulle durate dei suoni
e a creare strutture ritmiche.
FLAUTO
La timbrica del flauto
richiama dimensioni aeree. I primi flauti erano costruiti con ossa
di uccelli, e molti di questi strumenti hanno forma di volatile. La
relazione simbolica con l’elemento aria appare più evidente in alcuni
flauti le cui sonorità riproducono il soffio del vento. La tessitura
acuta di questo strumento risuona nella parte alta del corpo e si
userà per accompagnare movimenti che interessano mani, braccia, torace,
capo; andature e posture che tendono il corpo verso l’alto e che
portano a imitare tutto ciò che la fantasia associa al volo. I bambini
si accostano al flauto usandolo spontaneamente come un bastone e
soffiando con forza. Si producono così sonorità penetranti e aggressive.
In seguito i piccoli vengono gradualmente introdotti alla tecnica
di base del flauto dolce e imparano a discriminare le differenti
altezze e durate dei suoni e a creare brevi melodie.
LA VOCE E IL SOFFIO
DEL RESPIRO
Avendo come veicolo
il respiro senza alcun supporto strumentale, la voce è sicuramente
il mediatore più coinvolgente. La stimolazione vocale è il tramite
più usato e arcaico. La voce della madre è percepita dal bambino fin
dal periodo prenatale. Usando la voce e il respiro si possono creare
le sonorità più disparate e invitare alla sperimentazione di qualsiasi
movimento o forma con il corpo in interazione con i vari oggetti.
I bambini possono creare ritmi e melodie, e lavorare sul linguaggio
verbale.
I sonagli, soprattutto
quelli ricavati da zucche essiccate (simili alle maracas) emettono
un suono crepitante che richiama lo scrosciare dell’acqua. Riempiti
di semi, chicchi, conchiglie, ecc. hanno relazione simbolica con
l’acqua e il femminile, così come la loro
forma tondeggiante che i bambini tendono ad abbracciare. La loro sonorità
predispone alla calma e al rilassamento.
Ciascuno di questi
strumenti viene usato per ricercare differenti sfumature timbriche.
I bambini sono invitati a percepire le sensazioni che derivano da
sonorità deboli o forti, acute o gravi, lente o veloci, imparando
a scegliere e combinare il materiale sonoro per creare piccole composizioni
da proporre agli altri e a cui dare un significato. L’uso di questi
strumenti è di per sé sufficiente a permettere la stimolazione di
tutte le parti del corpo, la realizzazione di innumerevoli posture
e andature e l’attuazione dei parametri musicali di base, ma potrà
essere integrato con strumenti a corde, altri strumenti a fiato, vari
tipi di idiofoni e con l’ascolto di brani musicali.
I "SILENZI"
Insegnare ai bambini la percezione del silenzio è senza dubbio un
obiettivo importante e ambizioso. Per la maggior parte di loro,
infatti, fare silenzio significa semplicemente non parlare, e solo
pochi si rendono conto che per non produrre alcun suono è necessario
anche restare immobili. L’immobilità, tuttavia, è una condizione
estranea alla natura dei piccoli, per i quali il movimento non è
soltanto fonte di conoscenza ma anche di piacere. Abituare i bambini a
mantenere brevi attimi di staticità intervallati dalla pratica motoria
è un ottimo metodo per avvicinarli all’ascolto del respiro e alla
percezione degli stati di rilassamento, di concentrazione, e alla
ricerca di sensazioni. È altresì facile verificare che interrompendo
all’improvviso il suono che accompagna qualsiasi movimento, il corpo
tende spontaneamente a fermarsi in una posizione che conserva l’eco dei
gesti appena eseguiti. Di conseguenza, questi attimi di
immobilità-silenzio potranno essere usati per enfatizzare la percezione
dei suoni e dei gesti precedenti o successivi all’immobilità.
Nella pratica di RITMìA il movimento deve avere connotazioni ben
precise per enfatizzare la percezione delle sensazioni create dai
suoni, e le posture da eseguire nell’immobilità (i silenzi che
diventano strumenti fondamentali per enfatizzare le sensazioni prodotte
dai suoni) dovranno essere scelte accuratamente. Il percorso prevede
l’introduzione di posizioni e tecniche respiratorie tratte dallo yoga,
che proprio per le loro caratteristiche permettono di stimolare
particolari zone del corpo e facilitare la ricerca di sensazioni anche
nel silenzio.
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