SUONO E SILENZIO:

UN INCONTRO TRA MITO, MUSICA E MENTE

Nel silenzio le cose prendono forma.[1]

K. Gibran

1) SILENZIOSE MITOLOGIE

Alcune culture poggiano sulla trasmissione di miti che, contenendo personaggi leggendari come di, dee, eroi e antenati oggetto di venerazione,[2] sviluppano temi morali e simbolizzano, tramite personificazioni, i vizi e le virt del genere umano. Il silenzio, allinterno di questo vortice di vicende e personaggi immaginari, attribuito prevalentemente allumanit; sono gli uomini, infatti, che stanno in silenzio per timore e rispetto, mentre gli di parlano, o qualche volta tacciono, se tira brutta aria.[3]

Tra le mitologie di tutto il mondo quella greco-romana ha fornito alcuni esempi di miti silenziosi in cui divinit o esseri semi-divini hanno assunto la caratteristica di personaggi privati della parola o del suono. Si racconta, ad esempio, che i Titani colsero Dioniso mentre dormiva e, prima di offrirgli in dono alcuni giocattoli, gli coprirono il volto di gesso. Quando Dioniso si svegli, venne sorpreso dai Titani mentre giocava e fatto a pezzi.[4] Importante in questa narrazione latteggiamento che il fanciullo divino assume prima di morire. Lassalto dei Titani avviene, infatti, in un attimo ben preciso; quando cio Dioniso, nel vedere riflesso sullo specchio con cui si trastulla non il suo volto, ma la faccia della Terra[5] (la Dea Era), viene colto da improvviso e sconosciuto stupore. Se i giganti lavessero ammazzato subito, mentre dormiva, dellorigine del silenzio non sapremmo nulla[6] ma, proprio perch compiono un gesto dattesa, ne sappiamo qualcosa, a segno che il senso della storia non riguarda la clamorosa (e provvisoria) morte di Dioniso, ma la tacita nascita di unaltra cosa;[7] il silenzio.

Un secondo mito riguarda la storia della ninfa Lara. In questo caso il silenzio viene imposto ad un personaggio che, proprio a causa dellimpossibilit di parlare, destinato a subire una triste sorte. Si narra che Giove, irato per linfrazione di un silenzio che aveva imposto alla ninfa, le strapp la lingua per punizione. Certo del suo silenzio, Mercurio pot abusare di lei () e da questa unione nacquero gli di Lri,[8] custodi della casa e del focolare.

Il silenzio assume in questo mito tre caratteristiche differenti: inizialmente concepito come imposizione, poi diviene debolezza che consente labuso e, infine, caratterizza il nome stesso della ninfa che da Lara, vale a dire parlante,[9] diviene Tacita; colei che sta in silenzio.

Vi sono poi altri silenzi che avvolgono alcune narrazioni assumendo la caratteristica di simboli di un mondo vivente che risponde ad avvenimenti trascendenti e fuori dellordinario. Nelle Baccanti di Euripide, ad esempio, si narra che la quiete che precede lo strazio e la morte del re di Tebe, () il segnale di una dimensione sovrannaturale.[10]

Un istante prima dellatroce delitto, infatti, il cielo e tutta la montagna di Tebe sono () cristallizzati in un silenzio irreale e cosmico.[11]

Allo stesso modo, nei Vangeli Apocrifi si legge che nel momento della nascita del Salvatore tutte le cose si sono fermate nel pi gran silenzio, con timore. Son cessati i venti non dando pi soffio, nessuna foglia dalberi non sՏ mossa pi, non si udito pi rumor dacqua, non scorrevano i fiumi, n fluttuava il mare, e tutte le fonti dacqua tacevano, non risonata pi voce duomini, e cera un silenzio profondo.[12]

La natura e lumanit tacciono, ancora una volta, di fronte allira o alla manifestazione della divinit.

 

 

 

 

 

1.1) IN PRINCIPIO FU IL SILENZIO

In diversi miti che simbolizzano la nascita del mondo, in principio era () il suono, parola che comanda, anzi ordina, nel senso che fa ordine.[13] Infatti, sia nella tradizione occidentale che in quella orientale si parla di suono fondamentale dalla provenienza divina[14] che ha saputo riunire tutto il vivente sotto ununica nota dinizio, ununica provenienza causale.[15]

Cos accade, ad esempio, nel Prologo del Vangelo secondo San Giovanni dove riportato che in principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio.[16]

Si potrebbe supporre che creazioni come questa fossero precedute dal Chaos che, inteso nella sua radice greca che significa essere a bocca aperta,[17] dimorava tacitamente rappresentando la qualit dello spazio in termini di apertura e vuoto eterni[18] e  raffigurava un silenzio che precedeva la parola ed il suono. A questo proposito, interessante paragonare due cosmogonie che, seppur appartenenti a periodi storici e situazioni culturali differenti, sono accomunate da un medesimo principio che utilizza latto sonoro come strumento creativo.

Nella mitologia degli Indiani del Nord America il Grande Spirito soffio vitale, presente in tutte le cose[19] e, nella tradizione degli indiani Panwee, esso si manifesta allorigine dei tempi, come unentit che imprime un motivo musicale e lo dona ad altre divinit minori perch creino tutto ci che vive nel mondo.

Il mito racconta che il Grande Spirito ordin agli dei di iniziare a cantare inni di lode alla sua creazione e al suono delle loro voci si riunirono gli elementi, le nuvole, il tuono.[20] Poco alla volta tutto quel che risiede sulla Terra venne creato sino a quando, dopo la comparsa delluomo, il Grande Spirito ricevette in dono dagli esseri umani un grande campo circolare, sul modello dei cieli, a ricordo della creazione del mondo.[21]

Il suono, come strumento donato da un essere divino ad altre divinit perch esse possano creare tutto quel che risiede in un mondo, riportato anche ne Il Silmarillion di J.R.R. Tolkien. Lautore, ambientando la narrazione nella Terra di Mezzo, luogo fantastico e leggendario, immagina un racconto sui Giorni Antichi, ovvero Prima Et del Mondo.[22]

Tolkien consegna latto creativo nelle mani di Eru, lUno, che in Arda chiamato Ilvatar () egli cre per primi gli Ainur, i Santi, rampolli del suo pensiero () ed egli parl loro, proponendo temi musicali; ed essi cantarono al suo cospetto, ed egli ne fu lieto.[23]

Si pu dire che la creazione ideata da Tolkien , per certi versi, simile a quella degli indiani Pawnee; in entrambe, infatti, il principio creatore affida ad altre divinit il compito generativo e utilizza un motivo musicale come strumento per la realizzazione di un intero mondo vivente. La particolarit del processo generativo tolkieniano risiede anche nella capacit dellautore di sviluppare tre differenti tipologie di silenzio. La prima, gi trovata nella tradizione biblica, appartiene al silenzio che precede latto sonoro dIlvatar. Anche per la creazione tolkieniana, infatti, si potrebbe affermare che prima del suono che ordina fosse esistito un Chaos silenzioso, allinterno del quale nulla, tranne Eru, aveva vita.

La seconda tipologia di silenzio si riferisce a quando accadde che Ilvatar convoc tutti gli Ainur ed espose loro un possente tema () e la gloria dellinizio e lo splendore della conclusione lasciarono stupiti gli Ainur, s che si inchinarono davanti a Ilvatar e stettero in silenzio.[24] Anche in questo caso, come fu per Dioniso, lo stupore ha preceduto il silenzio.

Infine, vi il silenzio che la divinit utilizza per punire l'errore e la ribellione. Come Lara perse la parola per volere di Giove, cos la ribellione di Melkor, un Ainur desideroso di accrescere la potenza del proprio tema musicale, viene tollerata per due volte, ma punita alla sua terza comparsa. In quel momento Ilvatar si alz una terza volta, e il suo volto era terribile a vedersi. Ed egli lev entrambe le mani e con un unico accordo, pi profondo dellAbisso, pi alto del Firmamento, penetrante come la luce dellocchio di Ilvatar, la Musica cess.[25] Cos come dal suono primordiale () prende avvio uninformazione che imprime la materia, la fa vivere e risuonare secondo una sua tonalit ben precisa,[26] nel momento in cui latto creativo sinterrompe nasce il silenzio.

In una spirale senza fine la creazione e il silenzio si rincorrono; il suono e lassenza di suono sinseguono incessantemente.

E il profondo respiro prima del balzo.[27]

J.R.R. Tolkien

2) IL SILENZIO MUSICALE

Come la presenza di un silenzio immobile non esclude la possibilit di un atto creativo che si palesi sotto forma di suono primordiale, cos in musica latto sonoro non preclude lesistenza di un silenzio che ha gi in s la potenzialit della musica, di quella musica che verr composta () e che sar caratterizzata dalle sue innumerevoli ed originali variet.[28]

La riuscita di un qualsiasi atto musicale dipende, infatti, dallestro del compositore, dalla maestria dellesecutore e dalla capacit di ascolto del fruitore, di cogliere e valorizzare le tre modalit del silenzio musicale: quella ante, quella post e quella intra.

Nel primo caso, sintende il silenzio di preparazione, come quellattimo di sospensione temporale, di attesa, di bilico, precedente lesecuzione, in cui tutte le potenzialit della musica si concentrano.[29] Questo silenzio pu essere rappresentato dal particolare momento in cui il direttore dorchestra prima di dare lattacco, nel momento magico in cui alza la bacchetta, zittisce per pochi attimi la platea[30] e gli sguardi degli orchestrali e del pubblico si caricano di attenzione e attesa. In questo contesto la musica si riempie di un valore che fuori dalla temporalit del mondo, mentre retrospettivamente fa implodere in un momento magico tutto il silenzio precedente, () tutta leternit priva di suoni che sembra aver atteso quellistante per esplicitarsi e dar luogo allevento () dellesecuzione.[31]

In quellattimo il tempo rimane sospeso e l si concentrano le potenzialit, le attese, le promesse dellimminente evento, che rischierebbe di svalutarsi se fosse eseguito in immediata continuit con il caos e con la chiacchiera.[32]

In questa tipologia di silenzio, lesecutore assume un ruolo fondamentale poich deve calcolare lattimo esatto in cui dare inizio alla musica. Deve, inoltre, saper calibrare tutti i successivi silenzi che eseguir tentando di mantenere viva la medesima attesa e attenzione che ha saputo creare allinizio del brano; sta alla sua sensibilit e alla sua esperienza sceglierli e soprattutto non sprecarli, tantomeno sottovalutarli.[33]

Il secondo silenzio, quello post musicale, collocandosi al termine del brano, indica lintensit emotiva che stata suscitata dallesecuzione. Infatti, nel lasso di tempo che trascorre tra la fine del brano e linizio del primo applauso si crea una soglia di pura emozione[34] in cui riecheggia l'intero vissuto del passo musicale.

Labilit del musicista sta nel preparare questo silenzio, sia nellanticiparlo (finale in morendo) sia nel porre un deciso contrasto sonoro (finale trionfale e in fortissimo), () oppure ponendo una corona () come a riservare a quellultimo silenzio il compito di far trattenere il respiro a tutti[35] prima di dedicarsi allapplauso.

Si potrebbe dire che pi protratta la durata del silenzio, maggiore stata la maestria di chi ha eseguito il brano nel creare unatmosfera da cui il pubblico stenta ad uscire, o desidera rimanere.

Infine, vi il silenzio intramusicale che assume connotati  macrostrutturali o microstrutturali a seconda del livello di analisi utilizzato. A livello macro, esso si configura allinterno dei vari movimenti che compongono una Sonata o una Sinfonia. Quei pochi attimi di silenzio tra un movimento e laltro sono, infatti, in relazione allintera struttura della composizione e conferiscono al brano unaura di sacralit, allinterno della quale non concesso alcun suono o rumore e si vive  contemporaneamente lattesa di quel che sta per accadere e il ricordo di ci che appena terminato.

In secondo luogo, a livello microstrutturale, il silenzio intramusicale va ad assumere la fondamentale caratteristica di interruzione allinterno del brano musicale, ovvero diviene pausa che, sul pentagramma, () non altro che un ordine per lesecutore: un segnale dobbligo che significa non suonare per un tempo ben preciso;[36] tuttavia, se essa viene considerata come oggetto di analisi intramusicale, assume il valore di silenzio che si relaziona imprescindibilmente al suono () assumendo la funzione di parte sintattica allinterno del flusso sonoro generale della musica.[37]

2.2) JOHN CAGE

Nella musica contemporanea il concetto di silenzio non subordinato al suono stato approfondito e portato alle estreme conseguenze da John Cage. Il compositore americano intende il silenzio come unaccettazione dei suoni che esistono piuttosto che un desiderio di scegliere e imporre la propria musica.[38] Per questo motivo afferma: quando mi dedico ad un nuovo pezzo musicale, cerco di farlo in un modo grazie al quale esso, essenzialmente, non disturbi il silenzio che gi esiste.[39]

Lindagine che Cage conduce si rapporta a due differenti metodologie; da una parte vi la ricerca del silenzio interiore e dallaltra vi lesame attraverso sperimentazioni artistiche, figurative e musicali.

Appartiene al primo caso il lavoro che Cage realizza a partire dalle esperienze mistiche di ascendenza Zen. Nello Zen la parola crea ostacolo e distrazione, ecco perch indispensabile la dimensione silenziosa, che consente di raggiungere il qui e ora, (...) la coscienza hirshiryo: pensare al di l di ogni pensiero.[40]

 John Cage ha trovato punti di contatto tra la sua realt compositiva e la dottrina Zen di Daisetz Teitaro Suzuki[41] che indica lo svuotamento mentale, finalizzato ad una totale ed indifferenziata adesione al reale in ogni sua manifestazione, come una fase necessaria per il conseguimento dellilluminazione.[42]

Dallaltro punto di vista, il compositore partendo dal presupposto che il necessario completamento del suono sia il silenzio, () concentra la propria attenzione sulla dialettica tra questi due elementi.[43] In modo particolare egli sottolinea come, della quattro propriet del suono[44] solo la durata applicabile al silenzio. Infatti, esso rappresenta quellaspetto del suono che pu essere espresso sia dal suono che dalla sua assenza, sia positivamente che negativamente, dove invece laltezza pu venire espressa solamente dal suono. Non pu essere espressa dallassenza di suono. Lo stesso vale per gli altri parametri. Cos dedussi che il parametro della durata era in un certo senso pi ospitale, un elemento strutturale della musica pi ragionevole di quanto fosse laltezza.[45]

Opera fondamentale che racchiude i risultati di questa ricerca 433, brano che Cage stesso definisce il mio pezzo silenzioso,[46] e che propone il silenzio dellesecutore come un rovesciamento percettivo che, portando in primo piano () gli involontari rumori prodotti dal pubblico, li trasforma, attraverso lesibizione, in musica, in arte.[47]

Lintento di Cage era quello di condurre altre persone alla consapevolezza che i suoni dellambiente in cui vivono rappresentano una musica molto pi interessante rispetto a quella che potrebbero ascoltare ad un concerto.[48] Questo obiettivo ha preso vita sin dalla prima esecuzione del brano, durante la quale nel primo movimento si poteva sentire il vento che soffiava fuori. Nel secondo, delle gocce di pioggia cominciarono a tamburellare sul soffitto, e durante il terzo, infine, fu il pubblico stesso a produrre tutta una serie di suoni interessanti, quando alcuni parlavano oppure se ne andavano.[49]

Indipendentemente dallapprezzamento che ha suscitato larte, non solo musicale, di Cage, corretto riconoscere al compositore americano che, grazie al suo operato, oggi possibile concepire il silenzio in relazione dinamica, e non solo in contrasto, con il suono.

 

 

 

 

E vi sono quelli che hanno la verit dentro di s,

Ma non la esprimono a parole.

Nel loro petto lo spirito dimora in ritmico silenzio.[50]

K. Gibran

3) IL SILENZIO MENTALE

Cage, sottolineando limportanza della meditazione Zen, individua lo scopo del silenzio mentale nella capacit di aprire le porte dellIo a un flusso con tutto il creato, distogliendolo dalla concentrazione su se stesso.[51] Anche lo Yoga, seppur con metodi e tecniche differenti rispetto allo Zen, consente allindividuo di trovare delle vie di valorizzazione e di ritorno al silenzio.

La particolarit che accomuna queste due discipline orientali risiede nella possibilit di differenziare due silenzi: quello verbale e quello mentale.

Se nel primo caso si d vita, senza troppa difficolt, a momenti di silenzio pi o meno lunghi, nel secondo le cose si complicano poich mentalmente non siamo quasi mai zitti.[52] Lespediente che pu essere utilizzato per raggiungere il silenzio e, quindi, la quiete mentale[53] la meditazione, poich il silenzio di per s meditazione, lasciarsi andare totalmente sullonda della vita che non si ferma mai.[54] I maestri dello Yoga, per ottenere tale stato, consigliano varie tecniche; una di queste consiste nel lasciare semplicemente che () la mente turbini a proprio piacere fino a che non sia esausta.[55] Oppure, data la difficolt, specialmente per un principiante, di seguire questo metodo, possibile controllare lattenzione con la semplice forza di volont,[56] o ancora, si pu portare la mente vagabonda sullo stesso oggetto di concentrazione.[57]

Nella disciplina Yoga, nel momento in cui lattenzione rimane concentrata per un periodo di tempo senza troppo sforzo, avviene spontaneamente un cambiamento notevole nella qualit della nostra consapevolezza. () Il tumulto  dei pensieri diminuisce notevolmente, vi una continuit nel fluire delle idee che nascono dalla mente.[58]

Una volta raggiunta la quiete mentale si pu intraprendere un nuovo cammino che, seguendo le indicazioni espresse nello Yoga Sutra,[59] prevede lutilizzo di due differenti tipologie di silenzio rituale: una la cosiddetta quiete formale in cui ci si limita ad osservare un silenzio verbale ma consentita lespressivit attraverso il gesto; laltra, definita la quiete del pezzo di legno, comporta lastensione sia dalla parola che da espressioni mimiche. Anche in questi casi, il silenzio consente di trovare quello spazio personale in cui si manifesta una pienezza senza limiti, nelloceano del suono ancestrale, nella quiete assoluta, dove non esistono pi domande e quindi anche risposte.[60]

L dove il silenzio prende vita, il suono termina per poi ricomparire rinnovato di importanza e significato.

 



[1]  V. Hilu, Beloved prophet, The love letters of Kahlil Gibran and Mary Haskell, New York, Knopf, 1972; tr. it. a cura di I. Farinelli, Le parole dette, Milano, Edizioni Paoline, 1994, p. 218.

[2]  R.J. Stewart, Creation myth, Rockport, Element Books, 1989; tr. it. di V. Cucchi, I miti della creazione, Milano, Edizioni Xenia, 1993, p. 11.

[3]  A. Schn, Tessere di silenzio, in N. Polla-Mattiot (a cura di), Riscoprire il silenzio, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2004, p. 229.

[4]  F. Farinelli, Dioniso, lo specchio e il ritratto geometrico della terra, in N. Polla-Mattiot (a cura di),      op. cit., p. 173.

[5] Ibidem.

[6] Ibidem.

[7] Ibidem.

[8]  A. Schn, op. cit., p. 230.

[9]  Ibidem.

[10] G. Ieran, Il silenzio in cattedra, in N. Polla-Mattiot (a cura di), op. cit., p. 163.

[11] Ibidem.

[12] Apocrifi del Nuovo Testamento, a cura di G. Bonaccorsi, Torino, UTET, 1971, I Vangeli dellInfanzia (1, 73).

[13] A. Schn, op. cit., p. 229 [corsivo mio].

[14] I. Paciotti, op. cit., p. 118 [corsivo mio].

[15] Ibidem [corsivo mio].

[16] La sacra Bibbia, Prologo del Vangelo secondo  San Giovanni (1, 1).

[17] R.J. Stewart, op. cit., p. 47 [corsivo mio].

[18] Ibidem.

[19] R.J. Stewart, op. cit., p. 89.

[20] Ibidem., p. 94.

[21] Ibidem, p. 95.

[22] J.R.R. Tolkien, The Silmarillion, London, Allen & Unwin, 1971; tr. it. di F. Saba Sardi, Il Silmarillion, Milano, Mondadori, 2000, p. 5.

[23] Ibidem, p. 11.

[24] Ibidem.

[25] Ibidem, p. 13.

[26] I. Paciotti, op. cit., p. 27.

[27] J.R.R. Tolkien, The return of the king, London, Allen & Unwin, 1955; tr. it. di V. Alliata di Villafranca, Il ritorno del re, Bologna, Bompiani, 2002, p. 26.

[28] I. Paciotti, op. cit., p. 27.

[29] C. Migliaccio, Quasi niente, pichepianissimo, in N. Polla-Mattiot (a cura di), op. cit., p. 116.

[30] Ibidem, p. 103.

[31] Ibidem, p. 117.

[32] Ibidem, pp. 103-104 [corsivo mio].

[33] Ibidem, p. 119.

[34] Ibidem, p. 104.

[35] Ibidem, pp. 117-118.

[36] E. Ferrari, Estetica del linguaggio musicale, Milano, CUEM, 2003, p. 61 [corsivo mio].

[37] C. Migliaccio, op. cit., p. 105.

[38] J. Cage, Conversing with Cage, a cura di R. Kostelanetz, New York, Limelight, 1987; tr. it. di F. Masotti, Lettera a uno sconosciuto, Roma, Socrates, 1996, p. 228.

[39] Ibidem.

[40] Ibidem [corsivo mio].

[41] D.T. Suzuky (1870-1966) fu il principale divulgatore del buddismo Mahayana e Zen in Occidente. G. Zanchetti, John Cage, Milano, Archivio di Nuova Scrittura, 1993, p. 16.

[42] Ibidem, p. 38.

[43] G. Zanchetti, op. cit., p. 35.

[44] I quattro parametri qui considerati sono: altezza, timbro, intensit e durata.

[45] J. Cage, op. cit., p. 92 [corsivo mio].

[46] Ibidem, p. 438.

[47] G. Zanchetti, op.cit., p. 41.

[48] J. Cage, op. cit., p. 110.

[49] Ibidem, p. 111.

[50] K. Gibran, The prophet, New York, Knopf, 1923; tr. it. di H. Haidar, Il profeta, Casale Monferrato, Piemme, 2002, p. 73.

[51] J. Cage, op. cit., p. 52.

[52] I. Paciotti, op. cit., p. 130.

[53] Si noti che il maestro Patanjali, nel suo Yoga-Sutra, definendo lo Yoga come lacquietarsi delle turbolenze della mente (yoga chiotta vritti nirodha), dimostra che il silenzio fa parte dellessenza stessa dello Yoga.

[54] I. Paciotti, op. cit., p. 131.

[55] G. Feuerstein, The shambhala guide to Yoga, Boston, Shambhala, 1996; tr. it. di P.M. Grilli, Yoga.  Filosofia e pratica di unascesi, Cles, Mondadori, 2000, p. 92.

[56] Ibidem.

[57] La concentrazione, dhrana, che conduce alla contemplazione, dhyana, intesa nello Yoga come la volontaria inibizione dellinclinazione della mente verso lesterno. Ibidem.

[58] Ibidem, p. 95.

[59] Testo Ind del II secolo d.C. attribuito a Patanjali.

[60] I. Paciotti, op. cit., p. 130.