RELAZIONE E PROGETTO
ANNO DI FORMAZIONE
2003/2004
Tra suono, gesto e segno:
“Impariamo la musica giocando”.
DOCENTE: PAOLA DE MAIO
INTRODUZIONE:
Con l’espressione “educazione al suono”, i vigenti
Programmi della scuola primaria intendono indicare un’area di apprendimento e
di possibilità espressiva molto più ampia di quella indicata dalla semplice
attività di “canto”
prevista dai lontani Programmi del 1955 e più complessa rispetto all’ “educazione al suono e
alla musica” dei Programmi
’85.
Il complesso “mondo dei suoni” ha sempre avuto un
ruolo di primo piano nella vita del fanciullo ed in modo particolare nel
processo cognitivo.
Il suono, quindi, riguarda fenomeni, situazioni,
sistemi di comunicazione che non sono soltanto musicali.
Oggi la musica è entrata prepotentemente a far
parte del “curricolo implicito” dei giovani ed è in grado di condizionare i
loro comportamenti, di interagire con il loro processo di formazione.
Già nei Programmi ’85 la musica veniva intesa come educazione, così come avviene anche per la motricità e per la
produzione di immagini.
“Le educazioni non sono vere e proprie
discipline, esse indagano su quel vissuto psico-fisico e relazionale che,
sottoposto ad analisi, rivela campi d’esperienza soggettiva che possono e debbono
maturare in elementi di cultura e comportamento, all’interno dell’ambiente di
apprendimento costituito dalla scuola”.
La musica ha pertanto una funzione formativa come
le più autentiche discipline, anche senza attuare una procedura metodologica e
didattica rivolta all’apprendimento di strutture tecniche.
“L’educazione al suono ha come obiettivi
generali la formazione, attraverso l’ascolto e la produzione, di capacità di
percezione e comprensione della realtà acustica e di fruizione dei diversi
linguaggi sonori”.1
La realtà sonora è innanzitutto un campo di
esplorazione, una conoscenza ulteriore, uno stimolo a porre l’attenzione sui
fenomeni acustici puntando ad organizzare l’esperienza sensoriale uditiva, al
fine di fruire della musica nelle sue varie forme.
Il rischio di approdare ad una alfabetizzazione
unicamente “teorica” può essere superato con l’attuazione di una formazione da
esercitarsi entro contesti significativi per il bambino (l’ambiente
circostante), idonei al riconoscimento delle basilari caratteristiche del suono
(ritmo, altezza, linea melodica, armonia) e legati a particolari forme di
espressione e comunicazione (motoria, pittorica).
Ogni bambino deve avere la possibilità di imparare precocemente a
distinguere e a valorizzare la qualità dei suoni, l’importanza del loro ruolo,
la ricchezza del loro contributo nella vita degli uomini e nella cultura, dove parola,
gesto, immagine e suono costituiscono
gli strumenti essenziali per essere “persone” in relazione e per progredire
umanamente e culturalmente nella convivenza sociale.
Rendere comprensibili e facilmente fruibili gli
strumenti di produzione dei suoni, da quelli più naturali e immediati che gli
uomini hanno a disposizione (la voce) a quelli costruiti dagli uomini e
perfezionati dalla cultura e dalla tecnologia (strumenti tradizionali e
moderni), è la base cognitiva indispensabile per attivare percorsi di
formazione e sviluppo delle capacità percettive, produttive e di comprensione
della realtà nel suo complesso, in relazione all’uso di diversi linguaggi
sonori nelle loro componenti comunicative, ludiche, espressive.
“Un apprendimento della realtà sonora è in
sostanza sempre un apprendimento di linguaggi per conoscere, capire,
esprimersi, relazionarsi”.
“Nel progetto formativo la musica non è un punto
di partenza, ma un traguardo ambito, aperto a molte prospettive di sviluppo”. 2
Alla musica si giunge passando attraverso attività
propedeutiche fino al momento in cui il bambino viene avviato alla lettura e
scrittura della musica stessa.
“La formazione e l’informazione relative al
mondo dei suoni devono procedere di pari passo con la capacità di interpretare
graficamente la produzione sonora fino a giungere ad un’iniziale conoscenza
operativa della notazione musicale”. 3
E’ interessante osservare a questo proposito che la
scrittura e la lettura della musica non sono il risultato di una “iniziazione
precoce” al linguaggio
musicale, ma piuttosto la risposta al bisogno di “inventare” e “reinventare” forme
di simbolizzazione e di notazione, “sistemi facili” per utilizzare un codice efficace.
L’esperienza musicale, come ogni altra esperienza
di apprendimento scolastico, è perciò uno spazio di ricerca, di risoluzione di
problemi, di acquisizione di competenze.
Non ha senso pensare alla musica come recezione
passiva di suoni spesso indecifrabili.
Al contrario, il gusto e il piacere di fare musica
nascono dalla possibilità di esprimersi utilizzando forme di notazione non
convenzionale, attraverso cioè la simbolizzazione di suoni e rumori con
forme di notazione spontanee.
Ne scaturisce un ambito pluridisciplinare dal
potenziale formativo inesauribile che valorizza la musica come aggregazione di
linguaggi e di esperienze comunicative ed espressive diverse, quali il teatro
musicale, il teatro danza, l’educazione motoria, l’espressione pittorica……
OBIETTIVI DIDATTICI DEL
PROGETTO SVOLTO
Nell’elaborare una corretta programmazione per
l’educazione musicale è innanzitutto necessario individuare gli obiettivi verso
i quali orientare la propria attività didattica.
Essi non possono essere proposti a priori senza
un’opportuna indagine ed una scelta oculata ed attenta.
Occorre che siano formulati dopo un’attenta analisi
della situazione di partenza, prendendo in esame i risultati che si vogliono
ottenere, la realtà in cui si sta operando e l’età stessa dei bambini.
Non è sempre facile scegliere obiettivi opportuni
verso cui far confluire la propria attività didattica secondo un metodo
congruente ed aderente a sicuri principi pedagogici.
Tuttavia, dopo aver rilevato gli effettivi
prerequisiti dei bambini ed in base ai principi teorici e scientifici fin qui
descritti, ho ritenuto opportuno definire gli obiettivi didattici della mia
programmazione in relazione a tre “categorie”, che si riferiscono a componenti
fondamentali della persona:
l’aspetto cognitivo, che riguarda la capacità della mente di
apprendere e conoscere;
l’aspetto affettivo, che si riferisce alla sfera emotiva;
l’aspetto corporeo, che implica non solo una corretta considerazione
del corpo, ma anche la conoscenza di sé e degli altri.
Obiettivi cognitivi:
ü
scoprire il suono e
la musica;
ü
saper operare
discriminazioni sonore;
ü
saper individuare
alcuni caratteri fondamentali del suono;
ü
scoprire la timbrica
di alcuni strumenti primitivi: tamburo, sonagli, flauto;
ü
saper produrre brevi
sequenze musicali;
ü
sviluppare la
sensibilità ed il senso ritmico.
Obiettivi affettivi:
ü
sviluppo
dell’autocontrollo, concentrazione, creatività, rilassamento;
ü
sviluppo della
socialità e della comunicazione;
ü
disegni in musica:
fissare su carta le sensazioni vissute attraverso l’esperienza sonora e motoria
facendo del disegno una prima forma di notazione musicale.
Obiettivi psicomotori:
ü
acquisizione dello
schema corporeo: presa di coscienza del corpo a livello segmentario e globale;
ü
pratica degli schemi
motori di base accompagnati da una corretta stimolazione sonora;
ü
scoprire le sonorità
che vengono dal corpo in movimento, dalla voce, dal respiro;
ü
presa di coscienza
del respiro attraverso tecniche di respirazione;
ü
l’ascolto di se
stessi, degli altri e della musica come momento di distensione e creatività;
ü
manipolazione di
oggetti di vario materiale da cui poter costruire strumenti musicali e
scambiarli con gli altri.
Per raggiungere questi obiettivi mi sono avvalsa
del metodo di propedeutica musicale “RITMìA” che ho avuto l’opportunità di conoscere
seguendo un corso di formazione per docenti di
scuola primaria presso il Conservatorio di Piacenza.
Criterio fondamentale è stata la creazione di
momenti nei quali i singoli bambini potessero “stare bene” nel rispetto delle
loro caratteristiche e dei loro bisogni personali.
Consapevole dell’interesse e curiosità suscitati,
allorquando particolari attività vengono svolte in un luogo “diverso” dalla
propria classe, ho inizialmente deciso di realizzare i giochi musicali di RITMìA
nel teatro della scuola primaria “G. Verdi” di Collecchio (PR).
Successivamente però ho capito che lo spazio
“limitato” del palcoscenico del teatro, pur facilitando l’immedesimazione
simbolica, non permetteva ai bambini di esprimersi liberamente nei diversi
schemi corporei, tanto che spesso ho dovuto suddividerli in due gruppi.
Ho quindi ritenuto opportuno usufruire della
palestra della scuola.
Qui i bambini non solo sono riusciti a vivere
pienamente le emozioni suscitate dalle stimolazioni sonore, ma hanno anche
imparato a gestire i propri spazi di gioco arrivando a condividerli in maniera
solidale con i propri compagni.
Inoltre, per creare nei bambini un
coinvolgimento di tipo emotivo ed
affettivo che li facilitasse nell’attuazione delle fasi del gioco, abbiamo
costruito strumenti musicali (flauto, maracas) con l’utilizzo di materiale di
recupero.
In palestra i bambini hanno imparato ad assumere,
seduti in cerchio, la posizione comoda o dell’indiano (yoga) e, a seconda dello
strumento da utilizzare (tamburo, flauto, sonagli), si sono immedesimati in un
animale di terra, aria, acqua riproducendone sia il verso che il movimento.
Per aiutarli a rilassarsi prima della stimolazione
sonora, abbiamo sperimentato le diverse tecniche di respirazione provenienti
dalle posizioni yoga.
Ciò ha permesso loro di partecipare all’attività
musicale liberi da qualsiasi tensione.
Ciascuno dei giochi descritti di seguito è stato
caratterizzato da momenti di gioco libero e strutturato secondo percorsi
precisi.
Alla base di ogni attività vi è stata l’alternanza
tra suono e silenzio ed il susseguirsi di sonorità contrapposte con lo scopo di
enfatizzare la percezione degli elementi sonori e dei movimenti che li
accompagnavano.
Rappresentare graficamente quanto sperimentato in
ambito musicale e “provato” a livello corporeo è stato determinante per
l’interiorizzazione dell’esperienza vissuta.
La creazione infine di una semplice partitura in
cui usare una forma di notazione musicale non convenzionale, dove ad ogni suono
corrispondeva un simbolo o un animale che rievocasse la timbrica dello
strumento, la sua forma o il movimento ad esso associato, ha notevolmente
stimolato e sviluppato la creatività individuale.
Nella foresta dei
“Tamburelefanti..anti….anti!
Percuotere la pelle di un tamburo senza
inibizioni di fronte ai compagni non è sempre un risultato immediato per un
bambino e ancora più difficile è riuscire a dare un significato ai suoni che si
creano.
Per raggiungere questi obiettivi ho
ritenuto necessario che i bambini si confrontassero con la forma, le
dimensioni, il peso e il materiale dello strumento, individuando i gesti
necessari a farlo suonare in un gioco che potesse essere libero ed
accattivante.
Ho portato così il mio tamburo (djembè)
a scuola, ”nascosto” in una “custodia” che ne facesse intravedere solo la
sagoma.
Incuriositi da quella “strana forma” i
bambini fremevano dal desiderio di scoprire cosa fosse quello strano oggetto
“grande” e misterioso.
Prima di mostrarglielo, però, ho
lasciato che appoggiassero le orecchie all’involucro per percepire un suono al
suo interno o anche solo per scuoterlo e percuoterlo.
Qualche
bambino ha iniziato a formulare delle ipotesi fino a quando con orgoglio uno di
loro ha detto: “Secondo me è un grosso tamburo…….”

Tamburelefanti..anti…anti camminano nella foresta…
… poi riposano insieme ad un amico “speciale”.
I suoni del Tamburo
Ma un
bel giorno ci trasformiamo tutti in:
NUVOLETTE PIOGGIA-oggia…oggia!
La presentazione
del bastone della pioggia ha riscosso un grande interesse.
I bambini
infatti sono stati subito
affascinati da quello strano "tubo di legno" capace di riprodurre il
suono dell'acqua.
Si sono
divertiti a "provarlo" rigirandolo continuamente mentre ascoltavano
con estrema attenzione il rapido discendere dei semi contenuti nello strumento.
Per riprodurre
la sua timbrica rilassante abbiamo inserito nelle bottiglie di plastica dei
chicchi di riso.
Abbiamo poi ripetuto la stessa
operazione utilizzando i vasetti dello yogurt costruendo così delle
"rudimentali" maracas utilizzate in classe per accompagnare
ritmicamente la filastrocca delle Nuvolette Pioggia.
Inoltre, per
aiutarli a rilassarsi e per favorire la loro immedesimazione nel gioco, ho
chiesto ai bambini di scegliere un amico "speciale" e di sdraiarsi
per terra in una posizione tale da consentire ad uno di appoggiare l'orecchio
sul petto dell'altro.
Uno dei bambini
mi ha subito interrotta dicendo: "Maestra sento il suo respiro…!"
Ho esortato
allora i bambini ad indirizzare il
loro "ascolto" verso la
pancia del compagno che, respirando profondamente, pronunciava la consonante "b".
Tutti concordi,
abbiamo scoperto che anche la pancia può respirare!
Appagati da
queste sensazioni i bambini mi hanno chiesto di ripetere più volte l'esercizio,
cambiando sia posizione (d'ascolto o di respirazione) che compagno.
Diretta
conseguenza mi è sembrata, a questo punto, dare il via al gioco, lasciando che
le Nuvolette si unissero a due o anche a tre sia nella fase dello scoppio del
temporale (in cui le Nuvolette si spostavano velocemente) che in quella
successiva del riposo.
In questa fase
ho utilizzato come sottofondo musicale una semplice melodia intitolata: "I
suoni dell'acqua" (con accompagnamento al pianoforte) e mentre tutti, ad
occhi chiusi, si lasciavano cullare da questa ninna nanna, ho scelto tre bambini
che a turno facessero ascoltare ai loro compagni il suono del bastone della
pioggia, dei crepitacoli (strumento ottenuto legando ad un grosso spago delle
conchiglie o delle bucce di carrube) e dei sonagli indiani.
La
rappresentazione grafica di quanto sperimentato ha poi messo in
evidenza le molteplici immagini e sensazioni rievocate nei bambini grazie all'
utilizzo dei diversi strumenti……

Le Nuvolette Pioggia…oggia…oggia si lasciano trasportare dal vento….
… poi si rilassano mentre ascoltano una
ninna-nanna e immaginano di essere vere e proprie nuvole.
Osservazioni e
riflessioni
Il gioco delle
Nuvolette Pioggia ha, più di ogni altro, coinvolto positivamente i bambini
sviluppando notevolmente la loro fantasia e creatività.
Manipolando il
riso e andando alla ricerca di
diversi oggetti con cui poter costruire degli strumenti, ogni bambino ha
scoperto qualcosa di inedito, un "mezzo" per poter inventare un suono
tutto suo.
Tutti hanno
capito che " sperimentando" si possono fare scoperte in campi che
prima non si conoscevano.
Molti bambini
dopo questa esperienza, nei momenti di gioco libero, sono andati a recuperare
il loro strumento e hanno cercato di rivivere particolari fasi del gioco
coinvolgendo anche gli altri compagni.
Ne sono
scaturite attività sia individuali che collettive in cui il piacere di fare
musica è nato dal desiderio di mostrare con orgoglio agli altri quello che si
era riusciti a "creare".