OSSERVANDO UN LABORATORIO DI
“RITMìA, musica tra suoni, gesti, segni”

di Elisa Ferri
(Pedagogista)


Sonia Simonazzi mi è stata presentata come esperta di pedagogia musicale e ideatrice di una nuova pratica chiamata RITMìA.

Per approfondire l’argomento, decido di partecipare a un corso base di formazione per insegnanti della scuola materna, tenuto da Sonia presso il Conservatorio Nicolini di Piacenza. Anche se non so molto di musica (confesso di avere sempre nutrito non poche reticenze rispetto alle mie capacità musicali), il percorso mi viene proposto in modo tale da riuscire a comprenderne le regole con facilità; mi rendo conto di poter cominciare a utilizzare l’elemento sonoro abbinato al movimento del corpo come una vera e propria forma di linguaggio alternativo, con cui anche i bambini più piccoli riusciranno a esprimere le proprie sensazioni nel gruppo.

Successivamente accetto l’invito di osservare qualche lezione di Sonia con i bambini, allo scopo di valutare in modo più approfondito gli obiettivi di carattere pedagogico di questa pratica.
Si tratta di un laboratorio di dieci incontri, rivolto ad alunni di cinque anni, svolto presso la scuola materna Dante (V Circolo Didattico di Piacenza, diretto dalla dottoressa Lidia Pastorini).
Gli incontri durano un’ora ciascuno, con una quindicina di bambini per gruppo. Durante il laboratorio viene attuato il primo modulo di Ritmìa, intitolato “Ascoltando il Silenzio”. La mia esperienza di osservatrice comincia al terzo incontro, ma la descrizione riportata di seguito si riferisce in particolare all’ultima lezione, durante la quale Sonia ha scelto di ripercorrere con il gruppo tutti i giochi più significativi.

Il setting

Il laboratorio si svolge in un immenso salone, di cui viene utilizzata solamente una parte, con un setting particolare e suggestivo. Grazie alla mia esperienza di educatrice, riconosco l’importanza di allestire uno spazio accattivante, confortevole, non troppo grande e non eccessivamente dispersivo. Entrando nel salone si nota, per prima cosa, una “parete” di teli di raso su cui sono disegnati alberi di vari colori. Il laboratorio si svolgerà al  di là di questa soffice parete. La “foresta incantata” è lo sfondo integratore in cui si sviluppa questo specifico percorso, al cui interno i bambini vedranno altri alberi/teli di raso appoggiati alle pareti. Un’interessante particolarità è rappresentata dai crepitacoli (strumenti musicali fatti con grossi semi tropicali fissati a lunghe corde) che scendono dal soffitto in modo da rendere l’ambiente più suggestivo. Uno spazio già di per sé rilassante, a cui si aggiungono alcuni soffici panni di velluto adagiati in un angolo e altri strumenti musicali sistemati ad arte allo scopo di convogliare l’attenzione dei bambini per il primo gioco.

L’inizio

Mi siedo su una panca di legno, aspettando all’esterno di questo spazio. Sonia arriva con i bambini, che procedono scalzi, in fila indiana, silenziosissimi. Qualcuno mi guarda e si porta spontaneamente il dito alla bocca per indicare che non si deve fare rumore. I loro visi sono sorridenti e incuriositi. Ricordo che la prima volta che li ho visti entrare in quel modo mi sono stupita che riuscissero a stare così in silenzio. 
Sonia li invita a sedere attorno a sé, fuori dai teli colorati. Prima di valicare la “soglia” della foresta, infatti, i bambini devono cantare una canzone che li aiuterà a calarsi ulteriormente nello sfondo integratore del laboratorio, scacciando la paura di entrare in un luogo tanto misterioso.
Sonia siede a cavalcioni su un tamburo e lo suona ripetendo una cellula ritmica costituita da un suono lungo seguito da due brevi. Con l’altra mano si accompagna con un organetto a mantice, proveniente dall’India, lo Sruti Box, che i bambini conoscono come “scatola magica”. In precedenza ha presentato loro questo strumento dicendo che per risvegliarlo è necessario soffiarci sopra e dosare il proprio respiro: una piccola strategia per introdurre la necessità di controllare il respiro anche per emettere la voce. I bambini la seguono battendo le mani all’unisono: oggi (alla decima lezione) sono quasi tutti in grado di ripetere perfettamente il ritmo e di cantare, divertiti, la canzoncina scacciapaura.
Al termine, i bambini ritornano in fila indiana e ripetono a bassa voce il ritornello (sillabe prese da un vecchio blues di Leadbelly), varcando in modo ordinato la soglia della foresta.

Nella foresta incantata

La foresta incantata è un mondo dove regnano il suono e il silenzio, l’attivazione e la calma, la libertà e il rispetto delle regole. Sonia si rivolge ai bambini parlando quasi sempre con voce molto bassa, insegna loro a entrare in  punta di piedi per non spaventare il signor Silenzio e gli abitanti che vivono nella foresta, mentre io e l’insegnante di sezione li seguiamo ed osserviamo in un angolo.

La concentrazione iniziale

I bambini si prendono per mano e formano un cerchio. Il cerchio è la figura geometrica ideale per un lavoro di gruppo: in questo modo ciascuno può guardare il conduttore e gli altri. Poi tutti siedono a gambe incrociate, con le mani appoggiate sulle ginocchia: Sonia comincia a emettere dalla labbra un sibilo che ricorda il soffio del vento. L’ascolto è suggestivo. I piccoli vengono invitati a eseguire la stessa respirazione, che è tratta dallo yoga e facilita la percezione della sensazione di rilassamento. I bambini chiudono gli occhi, rimanendo in ascolto del loro respiro. Naturalmente c’è sempre qualcuno a cui gli occhi non si chiudono, ma tutti sono ugualmente attratti dalla suggestione sonora e comunque interessati a osservare i compagni. Ogni incontro inizia con linvito a prendere coscienza di un diverso tipo di respirazione, che porterà i bambini a un più profondo ascolto di se stessi e a migliorare la capacità di concentrarsi.

Uno strumento che incanta tutti: i cimbali tibetani

Tutti sono ancora in cerchio e Sonia suona uno strumento composto da due piccoli dischi di bronzo piuttosto spessi, uniti da un cordone di cuoio: i cimbali tibetani. Uno dopo l’altro, tutti i bambini provano l’emozione di suonare questo strumento dal suono acuto e penetrante. La sua timbrica raggiunge la zona della fronte. Sarà solo suggestione, ma la voglia è quella di chiudere gli occhi e smettere di pensare. (Pare che i monaci tibetani si servano di questo strumento per raggiungere più facilmente gli stati di meditazione). Quasi tutti guardano con curiosità il compagno che sta suonando, solo un paio di loro si distraggono e guardano altrove. Sonia ricorda al gruppo che i cimbali hanno il potere di incantare e addormentare le tartarughine magiche, ed esegue una strana posizione in cui questi personaggi fantastici dovrebbero mettersi a dormire. È una postura tratta dallo yoga, che porta il corpo a terra completamente chiuso in avanti. La sensazione è quella di sentirsi protetti da un pesante guscio, un’associazione perfetta con il suono dei cimbali tibetani che inducono a questa dimensione introspettiva.

Il gioco delle tartarughine magiche

Sonia abbandona il cerchio e comincia a suonare un tamburo a fessura, mentre i bambini seguono la musica muovendosi a quattro zampe in ordine sparso. Camminano lenti come tartarughe, tengono i gomiti a terra per sentirsi appoggiati meglio al suolo e per avere la sensazione di trasportare un pesante guscio; la timbrica del tamburo a fessura sembra invitare a procedere rannicchiati a terra. Con calma ed in silenzio raggiungono a turno i quattro tamburi disposti simmetricamente agli angoli della stanza. Ogni bambino dovrà dare un solo colpo e poi ripartire verso un altro tamburo.  Appena Sonia richiama il gruppo suonando i cimbali, tutti si fermano e assumono la posizione della tartaruga. Pochi istanti di assoluto silenzio, rotti soltanto dalla respirazione rilassante che i piccoli eseguono per mantenere con più facilità la postura. All’improvviso il ritmo del tamburo a fessura cambia, segnalando che adesso i battiti dovranno essere due e perfettamente sincronizzati con quelli di Sonia. Il compito è più difficile, e al momento di suonare alcuni si fermano e fissano le sue mani per imitarla, dimostrando la volontà di eseguire il compito assegnato. Rispetto ai primi incontri, i bambini hanno sviluppato un maggiore controllo dei movimenti. C’è ancora qualcuno distratto o particolarmente esuberante, ma l’impegno generale è notevole. Nelle fasi successive anche il tamburo a fessura e i cimbalini saranno suonati dagli stessi bambini, un modo per portare gradualmente il gruppo all’autogestione. Questo gioco serve, infatti, a imparare a controllare i movimenti, e soprattutto l’emotività. Solo pochi bambini affrontano e rispettano con fatica le consegne. La voglia di camminare velocemente, di arrivare prima degli altri, e la frenesia di battere subito e più volte il tamburo risulta difficile da controllare. Dal punto di vista musicale, le sonorità create tramite il dialogo con i tamburi sparsi nella stanza danno vita a un piccolo ensemble, che a seconda delle consegne può essere ben sincronizzato o estremamente creativo.

Il gioco degli alberi

Il gioco continua. I bambini sono ancora assorti nel silenzio della posizione della tartaruga, quando la voce di Sonia intona improvvisamente una “iiii”. Un suono lunghissimo, acuto e forte. I piccoli si alzano in piedi e assumono la postura yoga dell’albero, intonando a loro volta la “iiiii”.
È interessante notare come tutti ricordino perfettamente a quale suono corrisponde un determinato movimento: ciò dimostra che la maggior parte degli alunni partecipa con attenzione e non considera il laboratorio solo come un momento di svago o di divertimento, ma una vera e propria ricerca di sensazioni. È un luogo in cui tutti hanno la possibilità di esprimere la loro creatività, pur seguendo regole prestabilite.
I piccoli mantengono per qualche secondo questa postura dove si percepisce una grande attivazione, come accade ascoltando quella “iiiii”.
Facendo uscire dalla bocca il soffio del vento, i bambini cominciano a correre e imitano i semi degli alberi trasportati nell’aria.  I semi accelerano e rallentano, si alzano e si abbassano, e il respiro segue questo movimento fino al momento in cui Sonia emetterà una “ooo”, con tono grave e sonorità più sommessa rispetto alla “i”. A quel segnale i piccoli si lasciano cadere a terra in una posizione rannicchiata. Sono diventati piccoli semi nella terra. Nessuno si muove e tutti respirano. Il gioco si ripete diverse volte. Questo è un modo piuttosto insolito di imparare che in musica ci sono suoni acuti e gravi, che creano immagini decisamente opposte.

Un breve momento di rilassamento

I bambini sono ancora rannicchiati quando Sonia li invita a portarsi a pancia in su e ad abbracciare le ginocchia piegate. Li accompagna con voce soffusa e suadente. Dopo un minuto di silenzio in questa posizione che aiuta a eliminare eventuali tensioni del dorso, i bambini vengono invitati a distendersi, portando le mani sul ventre per percepire meglio il respiro. Poco dopo si sente suonare un bastone della pioggia. I bambini sono stati preparati in precedenza ad ascoltare e manipolare questo strumento, per cui ora nessuno si muove e tutti ascoltano il suono. Sonia consegna lo strumento a un bambino e lo invita a suonarlo girando fra i compagni. Tutti hanno gli occhi chiusi e le loro espressioni sottintendono sensazioni di piacere e tranquillità. Il piccolo che sta suonando lo strumento dovrà consegnarlo al compagno che gli sembrerà più rilassato e sdraiarsi al suo posto. Questa modalità di scambio permette uno sviluppo e un miglioramento graduale delle capacità relazionali di ciascun alunno, favorendo l’interazione bambino-bambino all’interno del gruppo classe. Per qualcuno il compito di stare fermi ad ascoltare è veramente difficile, ma trattandosi di bambini di cinque anni credo sia del tutto normale. In altre occasioni ho visto gli stessi che oggi non si sono rilassati, abbandonarsi maggiormente alle sonorità proposte.

Un canto a due voci davvero strano

Sonia interrompe ancora il silenzio dei bimbi distesi a terra, intonando un’altra “i”, sempre acuta ma questa volta molto breve. Ecco che dai semi spuntano i fiori. Si aprono, cantano a loro volta la lettera “i”, e poi si richiudono dicendo “o” . E non è tutto. Questi fiori sono così bizzarri che si spostano per la stanza restando seduti a terra, e mentre si muovono cantano “Ciaff”. Attraverso questo esercizio viene proposta la ripetizione di brevi cellule ritmiche, formate appunto di “i” e di “o”, che combinate insieme ai “ciaff” dei fiori in movimento si trasformano in una simpatica canzoncina a due voci. L’effetto è particolare, un ottimo esercizio per imparare a discriminare e ripetere strutture ritmiche differenti. Dopo che i bambini si sono fermati, Sonia intona di nuovo una “o”, molto più lunga che porterà tutto il gruppo a richiudersi di nuovo nella posizione del seme. È interessante osservare che i piccoli ricercano con piacere il rilassamento e il silenzio.

Le “libellùlle” e il suono dell’arpa celtica

A questo punto Sonia comincia a suonare l’arpa celtica. A coppie, i bambini vengono invitati a sdraiarsi appoggiando l’orecchio alla cassa armonica. I piccoli ascoltano con gli occhi chiusi le armonie amplificate dalla cassa, e quando la musica finisce si alzano molto lentamente, ormai trasformati in “libellùlle” (libellule molto speciali) e si dirigono verso i soffici panni di velluto sparsi sul pavimento della stanza. Alcuni sembrano assopirsi sullo strumento: provano piacere e completo relax; attendono con ansia di essere scelti per ascoltare più da vicino il suono dell’arpa, e contengono a fatica il loro entusiasmo. Restano comunque sempre rispettosi del silenzio e dei tempi del gioco.
Quando tutti hanno concluso l’esperienza dell’ascolto, i bambini si alzano e “volano” lenti per la foresta, accompagnati dal suono dell’arpa, ruotando lentamente su se stessi, in piedi e con le braccia aperte. Si tratta di un esercizio molto rilassante, dove il movimento eseguito in modo lento e consapevole prepara alla percezione di uno stato di rilassamento più profondo. Al suono dei cimbali, tuttavia, le libellule devono tornare molto lentamente a riposare sui loro teli (anche se qualcuno si dimentica della consegna e corre). Questo gioco rafforza il concetto di lentezza e autocontrollo espresso nel gioco delle tartarughe. L’esercizio si ripete alcune volte prima  dell’introduzione di una variante. A ogni bambino viene affidata una campana tubolare, che dovrà suonare dando un solo colpo per volta mentre gira lentamente su se stesso. Di nuovo la piacevole sensazione di contrappunto, che unita al suono dell’arpa porta i piccoli in un regno incantato. E non solo loro. Anche io, sempre attenta a osservare le reazioni dei più trasgressivi, mi perdo in quelle piacevoli armonie.

I fiori e le api

A questo punto alcune libellule vengono invitate a mettersi nella posizione dei fiori aperti. Altre si alzeranno in piedi e si trasformeranno in api. Al suono di un flauto dolce le api ronzano, saltellando in punta di piedi intorno ai fiori. La musica passa dal lento al caotico e i piccoli adeguano i loro movimenti. Non appena si interrompe, ogni ape andrà a cercarsi un fiore e vi poserà sopra la fronte. Poi il gioco ricomincia, con le api che diventano fiori e viceversa. Questo esercizio si rivela un ottimo momento di sfogo contrapposto alla lentezza proposta in precedenza. Ora il gruppo è pronto per affrontare il gran finale con gli elefanti.

Il finale con gli elefanti

Sebbene il laboratorio abbia toccato molte altre attività, Sonia sceglie di concludere quest’ultima lezione con la canzone degli elefanti. Al centro della foresta vengono disposti a cerchio diversi tamburi a calice su cui tutti si siedono a cavalcioni.
I bambini devono sincronizzare i battiti delle mani con la voce. La canzone si compone di una breve sequenza ritmica, formata dalla vocale “o” con alcuni acuti sulla “u”. Al termine viene proposta la consegna più impegnativa. Mentre il gruppo conta a tempo fino a otto, ciascun bambino deve spostarsi dal tamburo su cui è seduto a quello del compagno alla sua sinistra. Durante le prime due prove questa fase ha incontrato qualche  difficoltà, ma successivamente i bambini hanno compreso la consegna e non è stato più necessaria nemmeno la conduzione da parte di Sonia. Il gruppo ha svolto l’attività in piena autonomia. Si tratta di un ottimo esercizio per lo sviluppo e il controllo della lateralità. È stimolante vedere come bambini così piccoli riescano a osservarsi e suonare insieme quindici tamburi, fermarsi nelle pause, prendere la guida del gioco.

È arrivato il momento di lasciare la stanza, e Sonia invita i piccoli a salutare la foresta e uscire per rimettersi le scarpe.

Conclusioni:

I bambini vivono il laboratorio come un momento di serenità e di libertà, pur attenendosi a semplici regole che permettono una buona riuscita dei giochi.
Ritengo che la modalità di organizzazione dell’attività permetta inoltre di raggiungere gli obiettivi prefissati: il silenzio come momento di ascolto di sé e del gruppo, e come espressione della tranquillità. I piccoli hanno inoltre imparato a gestire lo spazio attraverso l’attuazione di numerosi schemi motori, ascoltando le sensazioni derivate dalle varie musiche proposte. Le posture e le respirazioni yoga, alternate al movimento, hanno permesso di enfatizzare questo ascolto. I bambini hanno giocato con la propria voce e con gli strumenti combinando silenzi, vocali, consonanti, parole, per creare ritmi, melodie e armonie. Hanno sviluppato il senso del ritmo e del tempo. Hanno avuto l’opportunità di usare strumenti musicali (alcuni molto inconsueti), provenienti da vari paesi del mondo.
Oltre ad avvicinare ai diversi linguaggi della musica, questi giochi hanno sicuramente migliorato l’attenzione del gruppo e, contemporaneamente, stimolato la creatività di ogni bambino nel rispetto dei suoi tempi e delle eventuali diversità.





Elisa Ferri, laureata in Scienze dell’Educazione presso l’Università degli Studi di Bologna.
Da ottobre 200 a giugno 2002 ha svolto attività di consulenza alle famiglie con figli con la sindrome di Down presso le Associazioni CEPS (Centro Emiliano Problemi Sociali per la Trisomia 2) di Bologna e GRD (Genitori Ragazzi Down) di Reggio Emilia.
Nel 2002 ha contribuito alla stesura del libretto informativo “VADEMECUM. ORIENTAMENTI PER UN’INTEGRAZIONE CONSAPEVOLE”, redatto da “gruppo Scuola” del Coordinamento Nazionale delle Associazioni Italiane che si occupano delle persone con la sindrome di Down.
Attualmente si occupa di integrazione scolastica e sociale delle persone disabili.